Lo Zen e il ristorante cinese clandestino in Mouraria (Parte 2)

Il mondo visto dalla Cina

In redazione abbiamo appena ricevuto un pacco contenente una chiavetta USB. Per pura curiosità, ma contro ogni buon senso, l’abbiamo usata sul pc di un amico, a sua insaputa. Conteneva un messaggio cifrato, che dopo notti insonni siamo riusciti a decrittare, scoprendo che andava semplicemente letto da sinistra a destra, dall’alto al basso, seguendo la punteggiatura. Si tratta di un documento top secret, trafugato dall’archivio dell’NSA e inviatoci da Snowden in persona. Il mittente ci ha chiesto di pubblicarlo, dal momento che getterebbe luce su enigmi di importanza capitale per l’umanità. Se pensate che siamo totalmente andati, potete trovare la spiegazione a tutto ciò nei commenti a questo articolo, che costituisce la prima parte del documento andato perso. Di seguito riportiamo la seconda parte del documento ritrovato. Grazie Edward.

Il mondo visto dalla Cina– Mi passi la salsa di soja?
I portoghesi sono sempre stati grandi viaggiatori, questo vuol dire che si sarebbero spinti fino in Giappone? E quando? Di sicuro molto prima di quanto crediamo.
– Come sono i ravioli fritti?
Il portoghese e il giapponese sono lingue totalmente diverse, quasi incommensurabili: quante possibilità ci sono che le rispettive parole usate per ringraziare siano casualmente uguali?
– Avete provato questi gamberi?
Forse nella notte dei tempi c’é stato un momento in cui un esploratore portoghese ha incontrato un mercante giapponese, sulla riva di un fiume dorato, al tramonto, ai piedi di un vulcano innevato.

– Ci puoi procurare della seta? In cambio ti offriamo questo cesto di segatura.
– Arigatò.
– Da mangiare?
– Arigatò.
– Pesce? Carne? Frutta? Acqua?
– Arigatò, arigatò.
– Uccidiamolo, è posseduto dal demonio!

Addento un granchio agrodolce e osservo i fiori dipinti su un grande quadro al mio fianco.
– Mi scusi, mi porta dell’altro riso cantonese? Ma capirà questo? Sembra posseduto.
L’impero portoghese un tempo si estendeva per tutti i sette mari e oltre. Le caravelle portoghesi si spingevano ovunque e non a caso un tale di nome Cristoforo si rivolse dapprima ai sovrani portoghesi per finanziare il suo folle progetto, ottenendo un lungimirante rifiuto.

– Senta, sono sicuro, non ho ordinato nessuna carne al sapore di pesce!
Un impero immenso, con colonie dappertutto, Marocco, Capo Verde, Azzorre, Madeira, Sant’Elena, São Tomé e Príncipe, Ghana, Guinea, Angola, Brasile, India, Mombasa, Mozambico, Tanganica, Madagascar, Zanzibar, Malacca, Timor Est, Macau… Come avranno fatto a perderle tutte? Anche facendo apposta, è impossibile perdere tutti questi territori, neanche a Risiko…
– Usciamo a fumare una sigaretta?
– Aspettate un attimo, Macau è la risposta! Macau!!!
– Stai bene? Vuoi prendere una boccata d’aria?

Macau è la risposta a tutto. Macau è la soluzione dell’enigma. Macau era una colonia portoghese sul Mar Cinese, vicinissima a Hong Kong. Era il punto di snodo delle rotte commerciali con la Cina e col Giappone, ben prima che gli inglesi conquistassero Hong Kong. Ecco dov’è avvenuto l’incontro tra l’esploratore e il mercante, tra l’Europa Occidentale e l’Estremo Oriente, tra obrigado e arigatò. Marco Polo a confronto era un turista del fine settimana.

A Macau si sono incontrate due civiltà che hanno contaminato le proprie culture, le rispettive conoscenze, espressioni, modi di dire. Forse tutto è nato da un’arcaica forma di ringraziare gli dei, che col tempo è diventata un’usanza comune tra i mercanti di Macau. Forse è stato un decreto dei reali portoghesi, al fine di imporre il proprio dominio culturale in un altro continente.
O forse è stato imposto alla colonia quando Hong Kong è diventata troppo potente: un modo per per ingraziarsi i locali e allo stesso tempo per differenziarsi dai concorrenti inglesi. O magari era una parola in codice, segno che un affare poteva essere concluso, ma senza farlo capire ai potenti olandesi. Un modo semplice ed efficace per concludere affari segreti. Magari armi, schiavi, droga.

Oppure potrebbe essere un codice risalente ai templari, che a quei tempi si erano rifugiati proprio in Portogallo. Potrebbe essere una parola segreta rituale, appresa da antichi samurai e sfruttata dai templari per ordire la vendetta contro Filippo il Bello che li aveva sterminati. E se i templari fossero una banda deviata dell’ordine dei samurai? Erano entrambi ordini religiosi e militari, eroi ascetici spinti da motivazioni superiori, con regole molto simili, riti di iniziazione assimilabili, tecniche marziali quasi uguali.
Non possono essere coincidenze. Senza parlare dei rispettivi simboli: la croce templare è identica all’ideogramma giapponese Shi, che significa samurai…

– Qualcuno vuole il gelato fritto?
Templari-samurai-portoghesi-giapponesi si sono aggirati per Macau nascosti nell’ombra del loro segreto. Ma Macau è in Cina, non in Giappone, e questo spiega perché sto mangiando cinese e non giapponese.
– Chi è che non ha ancora pagato?
Ma pensandoci bene anche Nagasaki è stata un avamposto portoghese. E guarda caso è ancora gemellata con la città di Porto. Porto di contrabbandieri giapponesi camuffati da portoghesi? Però rimane il mistero dell’origine dei samurai-templari.
– Per quale legge imperscrutabile i conti al ristorante non tornano mai?

I conti non tornano, ma devo riorganizzare i pezzi del mosaico. Allora, se ben ricordo in un manoscritto Maya decifrato nel XIX secolo da un abate belga, tale Brasseur de Bourgbourg, viene citata un’antica terra perduta, chiamata Mu, sprofondata a causa di un cataclisma naturale. In effetti nessuno ha mai creduto all’interpretazione dell’abate, ma nel 1926 James Churchward, un ex colonnello dell’impero britannico, pubblica un libro molto interessante. Si intitola “Mu: the lost continent”, l’ho trovato alla Feira da ladra in una riedizione della Porto Editora. Sicuramente non è un caso. Comunque l’autore rirpende le tesi di Brasseur suffragandole con il ritrovamento di alcune tavolette di terracotta, rinvenute in un tempio indiano durante uno dei suoi numerosi viaggi.

E chi aveva le colonie in India? Elementare Watson. Secondo Churchward, Mu sarebbe stato un vero e proprio continente, scomparso anticamente nelle profondità dell’Oceano Pacifico. Ma nel 1985 un subacqueo di un’agenzia turistica scoprì alcune strane strutture sommerse nel Pacifico, precisamente al largo della costa di Yonaguni, in Giappone. Yonaguni è considerata il punto più occidentale del Giappone, e non è lontana da Macau. Anni dopo il ritrovamento subacqueo, il Morien Institute ha esplorato l’area, scoprendo un’enorme struttura di pietra piramidale, simile al Tempio del Sole vicino a Trujillo, in Perù.

Cosa ci fa una piramide uguale in Giappone? Ad oggi nessuno è ancora riuscito a fornire una spiegazione scientifica del fenomeno. Ma secondo alcuni l’antica civiltà descritta da Platone nel Timeo e nel Crizia, meglio nota come Atlantide, sarebbe da identificare con Mu. Nella lingua giapponese Mu è un prefisso utilizzato per denotare l’assenza di qualcosa…
– Ragazzi, mancano 11 euro, due di voi devono ancora pagare.
– Gli lasciamo la mancia o vogliamo disquisire dei singoli di Madonna?

E se la bomba atomica su Nagasaki fosse stata solo il modo più semplice e radicale per cancellare le prove? Tutti pensano sempre a Hiroshima, dimenticando Nagasaki. Perché mai? C’è stata un’opera colossale di mistificazione della storia. Stanno insabbiando le prove.
Non saranno mica i massoni amricani? Gli illuminati forse? E si sono messi pure le piramidi sulle banconote da un dollaro, tanto per bullarsi. Che pagliacci!
– Senti un po’ tu vuò fa’ l’americano, vanno bene pure i dollari, basta che gli lasci anche tu la mancia, non fare il barbone.

Il cameriere aspetta sorridendo e mentre conto le mie monete mi accorgo che sul piattino del conto è raffigurata un’isola in mezzo al mare. Tutto torna. Fisso il cinese dritto negli occhi e lui ricambia lo sgardo. Ci scrutiamo per lunghi secondi, fino a quando il cameriere pronuncia con naturalezza la formula magica – Obligado, obligado.

In quell’istante capisco che lui sa tutto. Continuo a fissarlo e lui non distoglie lo sguardo. Guardandolo fisso negli occhi capisco che lui sa che anche io ora conosco il segreto. Entrambi sorridiamo all’unisono e con un sottile gioco di sguardi mostriamo di sapere entrambi ciò che l’altro sa. Silenzio. Non c’è bisogno di dirci più nulla.

– La prossima volta andiamo a mangiare nepalese?
Mentre esco sotto la pioggia fine un gatto nero mi taglia la strada.

 

Continua?

 

1 Comment on "Lo Zen e il ristorante cinese clandestino in Mouraria (Parte 2)"

  1. Fixe!

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