25 aprile 1945 e 1974, partigiani e garofani

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25 aprile 1945 e 1974 italia portogallo resistenza liberazione rivoluzione dei garofani partigianiIl 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale dirama l’appello per l’insurrezione armata di Milano. È il momento simbolico scelto per ricordare la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. In pochi giorni le principali città italiane vengono liberate e in Italia finisce il ventennio di dittatura fascista e l’epilogo fratricida della Seconda Guerra Mondiale. Qualche giorno dopo l’italianissimo mascellone irrevocabile finisce la sua ardita fuga venendo appeso a Piazzale Loreto.

Il 25 aprile 1974 a Lisbona il colpo di stato dei militari progressisti libera il Portogallo dal regime fascista instaurato da Salazar. Questa giornata è ricordata come Rivoluzione dei garofani – Revolução dos Cravos – perché nei fucili dei soldati vennero infilati dei garofani, simbolo di una rivoluzione pacifica che non fu combattuta e venne immediatamente appoggiata dal popolo. Salazar era già morto da quattro anni, ma il regime da lui fondato continuava con Marcelo Caetano, che grazie alla rivoluzione dei garofani venne cacciato ed esiliato in Brasile.

L’origine del fascismo portoghese, detto Estado Novo, va ricordata. António de Oliveira Salazar era un distinto professore di economia dell’università di Coimbra, molto stimato e legato ai movimenti cattolici. Negli anni ’20 il Portogallo viveva un periodo politico molto instabile, fino a quando una dittatura militare pose fine alla Repubblica. Il Portogallo era segnato da una situazione economica 25 aprile 1945 e 1974 italia portogallo resistenza liberazione rivoluzione dei garofani partigianidisastrata (oggi si chiamerebbe crisi) e sull’orlo del collasso. Con l’obiettivo di raggiungere il pareggio del bilancio di stato venne nominato ministro delle finanze un professore di economia, un tecnico che non proveniva direttamente dalla politica, Salazar appunto. Facendo leva sulla pessima situazione economica, il professore di economia riuscì così a diventare presidente del consiglio, per poi assumere sempre più poteri, cambiare la costituzione e arrivare a controllare totalmente lo stato, fino ad instaurare un regime totalitario. È l’inizio del fascismo che reprimerà il Portogallo per oltre 40 anni, fino al 25 aprile 1974.

La storia di un professore di economia che prende il potere grazie a una crisi economica ci ricorda qualcosa. Mette paura e fa riflettere. Storicamente, i momenti di gravi crisi economiche portano sempre a una fascistizzazione generalizzata. La grande depressione del ’29 è finita con una guerra mondiale combattuta da regimi totalitari. La crisi mondiale di quegli anni ad esempio ha creato milioni di disoccupati in una Germania che usciva da una guerra persa, gettando le basi per il consenso che ha portato i nazisti al potere. Il fascismo nasce sempre dalla disperazione. Nei momenti di crisi le scelte autoritarie e le leggi più conservatrici passano inosservate e senza avversari. Crisi, povertà, disoccupazione, disperazione, disagio sociale, indifferenza, populismo, consenso, fascismo.

Segno dei tempi, i partiti estremisti, xenofobi e fascisti in Europa crescono tutti: Partito nazionale britannico, Pvv olandese, Vlaams Belang in Belgio, Fpo in Austria, i Veri finlandesi, Udc primo partito in Svizzera, in Francia Marine Le Pen prende quasi il 20% dei voti. In Italia ormai non si vota più, in quanto a regimi totalitari siamo sempre all’avanguardia.

Ma i fascisti che si chiamano ancora col loro nome sono solo una piccola parte del problema. Il fascismo si trasforma, si nasconde, si traveste, usa altri nomi, altri mezzi, prolifera nel disagio.

Il 25 aprile deve essere ricordato come festa della Resistenza, più che della Liberazione.

 

3 Comments on "25 aprile 1945 e 1974, partigiani e garofani"

  1. grazie per il post: non sapevo che salazar fosse un prof di economia, è inquietante…
    comunque l’insegnante di portoghese ci diceva che la rivoluzione è avvenuta non tanto perché fossero stanchi di un regime totalitario, ma perché le famiglie portogesi non volevano più continuare a mandare i loro ragazzi a morire nelle guerre d’oltremare. questa cosa mi ha fatto riflettere, nel senso che ho rivisto nei portoghesi gli stessi italiani, fragati dalla classe politica ma con la mente altrove (al calcio?). quando ci sveglieremo, noi e loro, da questo torpore?

  2. Con molti morti in meno, credo che oggi la situazione possa anche essere peggiore, perché dal punto di vista economico (almeno), e con le pressioni europee, paesi come il Portogallo saranno obbligati a continuare a vivere in un collasso perenne, a vantaggio del blocco franco-tedesco. Il Portogallo, statistiche alla mano, non è mai stato tanto collassato quanto oggi, e, come allora, non è governato più da un governo per lo meno di “democrazia rappresentativa”, ma si da una serie di interessi che sarebbe meglio non chiamare più crisi (coloro che stanno dietro a questi interessi non sono affatto in crisi, anzi ci speculano sopra). Comunque lo scoppio del 25 di Aprile (poeticamente “incruento”, ma solo in quel giorno specifico…), è connesso ad un movimento di opposizione al fascismo che non si preparò certo in una notte. Che esisteva in Portogallo come nell'”Africa portoghese”, oltre che nell’esilio. Non si tratta propriamente della tristezza di dover mandare “i loro ragazzi” alla guerra, ma del colmo di una situazione che si esplicita in una guerra del tutto insensata, dove la coscienza rivoluzionaria si espande ad un più ampio strato della popolazione, per riflesso anche nella “metropoli”. E con il vantaggio di proliferare nelle file dell’esercito che potrà in questo senso esautorare lo Stato. Non credo proprio che i portoghesi “non fossero stanchi di una dittatura”, o che ci fosse un reale tacito consenso, fare una rivoluzione non è una semplice “stanchezza” per cui ci si sveglia una mattina e si fa, specialmente considerando la polizia politica. Peccato che un certo buonismo “alla portoghese” abbia fatto sì che la questione d’Africa e la fine della dittatura, nonostante gli interessantissimi progetti politici alternativi, fossero risolte con un colpo di spugna e con quella che oggi possiamo senza vergogna chiamare “deriva democratica” (quella cosa chiamata democrazia…) che in breve ha trasformato il Portogallo in uno stato satellite di interessi altrui. E maggiormente dopo l’adesione all’EU. Fino alle modifiche della prima modernissima costituzione, e a quello che oggi in molti definiscono anticostituzionalismo del governo tecnico… chinando il capo alla Germania. Quanlcosa tuttavia, e troppo sottovalutata a livello generale, si muove. Una nuova costituente sarebbe l’unica strada degna. Viva l’Islanda.

  3. Vai-se andando.
    Franza o Spagna purché se magna.

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